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Discussione: PAOLO MANTOVANI

  1. #1

    Predefinito PAOLO MANTOVANI

    Lavoro a questo post da un migliaio di notti... L'ho sempre cominciato e poi piantato lì, per paura di essere banale, di scrivere cose giÃ* dette, di non essere abbastanza incisivo per celebrare un Uomo che non sarÃ* mai veramente un Ex perchè rimarrÃ* sempre nel nostro cuore...

    Poi, parlando con una Donna, mi son sentito dire: "Muoviti a finirlo, Matteo, che non vedo l'ora di leggerlo..." E a Lei non puoi certo dire "ma non so..."

    Una piccola avvertenza per tutti: è lunghissimo, ancora più lungo del solito... Ci sarÃ* chi dopo tre righe mi manderÃ* a cagare e mollerÃ* la lettura, ci sarÃ* chi farÃ* forza ed arriverÃ* sino in fondo... A questi ultimi garantisco che non ve ne pentirete, perchè non c'è solo dentro molto di me, ma molto di Noi...

    DEDICATO A FRANCESCA... DEDICATO A TUTTA LA FAMIGLIA MANTOVANI

    Matteo


    Nessuno mi ha mai chiesto perchè ho scelto mia moglie, fra le tante. E qui a Genova c'erano appena due squadre...
    PAOLO MANTOVANI

  2. #2

    Predefinito RE: PAOLO MANTOVANI

    Sono passati molti anni, ormai, eppure ancora mi accade di sognare quella che ritengo una delle notti più tristi della mia vita: 14 ottobre 1993. Sogno e mi sveglio ancora oppresso da un senso di soffocamento fortissimo. Allora lascio la donna che dorme al mio fianco e vado alla finestra. Rivivo.
    Ogni volta.

    Quella notte, dodici ore dopo la morte di Paolo Mantovani, stavo proprio alla finestra della mia casa genovese: c’era un chiaror di luna che fatico a descrivere. Il cielo sembrava tinto da un’improvvisa nevicata, le stelle sospinte dal vento. Nella mattinata appena trascorsa se ne erano andati i miei sogni di bambino prima e di ragazzo poi. Se ne era andata una parte di me. Un orologio che aveva ticchettato costante per quattordici anni, i più belli della mia vita, dove stanze spaziose mi avevano sempre circondato ed accolto. Ma Lui ci aveva lasciato quel giorno, dietro una finestra che dominava i tetti di Genova e sotto la quale vidi la più lunga, silenziosa e composta processione della mia intera esistenza. Un pellegrinaggio interminabile per dire un tacito Grazie ad un Uomo che aveva fatto in modo che i nostri demoni fossero ormai soltanto volti ingialliti su vecchi giornali.

    Agli inizi, molti di noi non erano che dei primitivi che sognavano un domani migliore senza, in realtÃ*, crederlo lontanamente possibile. Non avevamo né bisogno, né occasione di pensare davvero che vincere qualcosa sarebbe stato anche solo immaginabile. Sapevamo soltanto che la Sud, la Gradinata Sud, era un luogo accogliente e gradevole dove far vorticare i nostri sogni, ma anche che penetrarvi per un lungo periodo era un andare in cerca di guai che forse non saremmo stati realmente preparati ad affrontare. Vedere arrivare un Uomo come Paolo Mantovani fu per noi, all’inizio, un vero divertimento, al quale non eravamo mai stati abituati. Con il passare degli anni divenne un’avventura che non sempre ci si poteva concedere: fu così che in pochi, impreparati, ingenui e con le idee confuse, ci staccammo dalla mediocritÃ* per essere addestrati come tifosi di una grande squadra di calcio. Sì, addestrati. Paolo ci prese per mano e ci fece crescere giorno dopo giorno insieme alla sua creatura. Il nostro naturale orgoglio non serviva a far dimenticare che eravamo solamente dei maldestri apprendisti.

    Bastarono pochi mesi e tutti, a poco a poco, cominciammo a cambiare. Non avevamo più le ansie dei primi tempi ed i nervi a fior di pelle. Anche se la Serie B era dura, maledettamente dura, iniziavamo ad intravedere la luce, le parole e gli sguardi di Paolo non potevano che infonderci sicurezza. Quando cominciò la terza stagione, quella del ritorno in Serie A, eravamo più sicuri di noi stessi e persino i più mugugnoni di noi, di quando in quando, riuscivano ad atteggiare i loro malconci lineamenti a quello che con tutta probabilitÃ* poteva sembrare un sorriso. Arrivò il 2 settembre, una prova dura per tutti: la grande paura. Una normalissima partita del gironcino di Coppa Italia, un gol di Garritano, tutto al Sant’Elia di Cagliari sembrava filare per il verso migliore. Non fu così, un uno-due terribile dei sardi, una sconfitta bruciante che fece venire un infarto ad un Paolo giÃ* stressato per conto suo. Fu davvero la grande paura: quella di perdere un Uomo cui giÃ* volevamo bene, ma anche il terrore che quel lieve spumeggiare blucerchiato che stavamo appena imparando ad apprezzare si trasformasse immediatamente in un cielo uniforme ed imbronciato.

    Nulla di tutto questo. Paolo tornò più forte di prima e non potrò mai dimenticare l’ovazione con cui accogliemmo l’ingresso suo e di Francesca a Marassi il giorno d’Ognissanti, esattamente due mesi dopo. Giocavamo contro la Cremonese: qualche malato di mente come me potrÃ* ricordare quella partita per l’esordio in maglia blucerchiata di Marco Calonaci o per lo spezzone di partita in maglia grigiorossa di un diciassettenne Luca Vialli, ma sfido qualunque Sampdoriano a non ricordare quel 2-1 in rimonta, grazie al gol allo scadere di Pat Sala, come il giorno del primo Grande Ritorno… La sua faccia sorridente non la dimenticherò mai.

    Venne un altro esilio – di cui ho giÃ* parlato in altra sede… - ed un altro ritorno… Qualche “storico” voltagabbana sostiene che furono due eventi concomitanti a farlo tornare a Genova il 7 novembre del 1983, ma in realtÃ* Paolo disse sempre che aveva giÃ* deciso da tempo di lasciare la Svizzera. Io mi ricordo solo che era un lunedì sera d’autunno inoltrato… Mio papÃ* torno a casa dal lavoro con una notizia bomba: “In Va Venti non si parla d’altro: è tornato il Presidente! Domani andiamo a Bogliasco!”. E così fu: c’erano due cose da festeggiare: il derby della rumba a Faccenda e l’arrivo di Paolo. Non dimenticherò mai quel giorno, per il resto della mia vita. Vi sarebbero stati altri giorni da festeggiare. Più volte avrei percorso quello stesso itinerario in salita dalla stazione ferroviaria al Poggio ed avrei imparato a riconoscere i colori, i rumori e le stranezze di quel campo in mezzo alla conca. Ma in quel morbido giorno di novembre era tutto nuovo, per me. La salita bloccata, un Mercedes impantanato nel traffico, una Vespa che si fa largo fra due ali di folla plaudenti che si aprono per farla passare. Il boato del Mugnaini. Ci trovavamo sopra un banco non compatto di nuvole che in quel momento si aprì definitivamente, facendo apparire il sole: in realtÃ* la nostra vita cominciò da lì, da quel giorno.

    Tempo una stagione e sarebbe arrivato il primo trionfo, la Coppa Italia del 3 ( !!! ) luglio 1985 e con lei l’Europa. La trovai divertente – e sconcertante – le prime volte, poi divenne parte di me. Tanto da non poterne più fare a meno. Esattamente come Paolo Mantovani, quando mi avvicinai a lui e lo vidi così trasparente, in maniera tutt’altro che ovvia. Perennemente con la sigaretta accesa fra le dita, tutti subivamo in maniera incondizionata il suo fascino, tuttavia lui sempre sorrideva, sempre, tra sé e sé dei gesti, delle mosse, delle parole di adulazione, mormorate da quelli che in realtÃ*, a differenza nostra, gli volevano male. Per noi era semplicemente Paolo, quello che non alzava mai la voce, ma quando assai di rado lo faceva ci faceva venir la tremarella come quando avevamo sette anni. Come quando si infuriò per l’invasione di campo festosa di Cremona e con tre parole – mai di più – ci fece sentire piccoli piccoli, ma consapevoli della nostra grandezza come Tifoseria.

    Vennero le sconfitte brucianti ed il grande trionfo in Europa, Berna nella drammaticitÃ* di quella sconfitta ci trovò in un certo senso impreparati. Lui seppe trovare le parole giuste per rianimare sia noi che, soprattutto, la squadra, spronando tutti a continuare a credere. Berna fu la svolta. Da quella gara maledetta nacquero due stagioni di successi eccezionali, a coronamento di una storia bellissima. VISTA, VISSUTA, VINTA: solo grazie a Lui ed al suo Disegno così puro, di una composizione così sapiente, così impossibile, da poter oggi dire tranquillamente che c’è da essere fieri di essere arrivati fin qui da così lontano, serbando ancora nel cuore e nella mente nitidamente le immagini di quegli anni così pazzeschi. Perché chi non li visse, potrebbe anche non crederci. Ma è storia scritta a caratteri cubitali nei nostri cuori.

    Poi venne Wembley. In un certo senso, l’epilogo della storia. La morte incombente, vestita di un abito arancione a mezze maniche, se ne stava lì, sola soletta, appollaiata sul tetto altissimo della tribuna dell’Empire Stadium. La solitudine, quella sera, penetrò tutti noi come una lama d’acciaio. Quella notte sancì anche l’addio a Luca che - nonostante cronache stupide che parlarono a sproposito di “figli adottivi” – era e restava il Campione prediletto. Il sorriso gli si spense sulle labbra e il suo sguardo divenne cupo. Ma, nonostante la stanchezza e la malattia che avanzava, scrollò ancora una volta le spalle e ripartì. Ricordo il suo viso raggiante, seppur stanchissimo, il giorno del raduno a Bogliasco con la presentazione di Gullit e Platt. Nacque quel giorno l’ultima Grande Sampdoria e lui non poté godersela. Ricordo lo straziante tributo il giorno di Sampdoria-Roma: ci sentivamo persi, ma bisognava andare avanti. Per lui e per chi rimaneva al suo posto. Vedere quella Coppa levata al cielo mesi dopo da un Mantovani portato in trionfo dai giocatori scatenò un altro interminabile, commovente tributo.

    Senza Paolo non avrebbe mai potuto più essere la stessa cosa, è naturale. Ma quello che fecero molti, troppi sampdoriani anni ed anni dopo la sua morte, mi dispiace, ma non lo dimenticherò né perdonerò mai.

    Per fortuna, oggi, la famiglia Mantovani è ancora qui, al nostro fianco. Non so molta di quella gente dove oggi sia. Magari son tornati, magari no. Ma non ha più importanza. Non esiste il giorno del perdono, ma esisterÃ* magari un domani (neanche troppo lontano) il giorno della riconciliazione: quel giorno forse, qualcuno da lassù sorriderÃ* ampiamente come faceva un tempo: perché per lui, come per molti di noi, la Tifoseria Sampdoriana veniva prima di ogni altra cosa.

    Ciao Paolo, grazie di tutto, maestro di vita ed amico di sempre, grazie per gli anni indimenticabili che ci hai fatto vivere, per le emozioni che solo fra Sampdoriani veri abbiamo condiviso, grazie per essere stato speciale e per averci insegnato ad essere speciali.


    PER SEMPRE PAOLO MANTOVANI


    Nessuno mi ha mai chiesto perchè ho scelto mia moglie, fra le tante. E qui a Genova c'erano appena due squadre...
    PAOLO MANTOVANI

  3. #3

    Predefinito RE: PAOLO MANTOVANI

    ho paura di quel che potrebbe succedere...

    dai posta e non indugiare oltre.
    .. partono tutti incendiari e fieri, ma quando arrivano sono tutti pompieri ..
    .. E se cadremo, brilleremo come stelle nel cielo ..
    [Roma, XIII V MMIX]

    NO ALLA TESSERA DEL TIFOSO !!


    MyTube
    MySpaces

  4. #4

    Predefinito RE: PAOLO MANTOVANI

    bellissimo.
    di solito i tuoi post li leggo in 3 o 4 puntate.
    questo no.
    questo me lo sono letto di un fiato.
    ripercorredno insieme a te la mia vita dal 1979 a (quasi) oggi.
    grazie Matteo.
    U.C. SAMPDORIA 1946: MAESTRA DI VITA, AMICA DI SEMPRE!

  5. #5

    Predefinito RE: PAOLO MANTOVANI

    solo un appunto , Paolo non sara' mai un ex .
    Beati i bulli di quartiere perché non sanno quello che fanno...ed i parlamentari ladri che sicuramente lo sanno...

  6. #6

    Predefinito RE: PAOLO MANTOVANI

    Citazione Originariamente Scritto da luigi60
    solo un appunto , Paolo non sara' mai un ex .
    Appena ho visto il titolo volevo scrivere la stessa cosa.
    MA IL CIELO E' SEMPRE PIU' BLU CERCHIATO DI BLU

  7. #7

    Predefinito RE: PAOLO MANTOVANI

    Citazione Originariamente Scritto da luigi60
    solo un appunto , Paolo non sara' mai un ex .

    Citazione Originariamente Scritto da Acquascooter
    ...un Uomo che non sarÃ* mai veramente un Ex perchè rimarrÃ* sempre nel nostro cuore...


    Nessuno mi ha mai chiesto perchè ho scelto mia moglie, fra le tante. E qui a Genova c'erano appena due squadre...
    PAOLO MANTOVANI

  8. #8

    Predefinito RE: PAOLO MANTOVANI

    il tuo più bel racconto
    Noi ospiti? Voi stranieri...


    la città è sempre più piccola

  9. #9

    Predefinito RE: PAOLO MANTOVANI

    E' da quando ho postato stasera che mi frulla in testa una cosa...

    Vi prego, lasciate tutti una traccia di Voi in questa discussione. I complimenti mi fanno sempre piacere, ma generalmente non scrivo per ricevere complimenti.

    Scrivete tutti e 329 utenti: come un'impronta sulla sabbia, una testimonianza dell'amore che ancora oggi nutriamo per Paolo Mantovani.

    Questo è il motivo per cui ho aperto questo topic (oltre che per mantenere una promessa) perchè chiunque passi di qui sappia che cosa è stato questo Uomo per noi.

    Non sono abituato nella vita a chiedere. Mai. Questa volta faccio un'eccezione: vi scongiuro, scrivete tutti qualcosa, anche solo un "ciao, Paolo"

    Grazie


    Nessuno mi ha mai chiesto perchè ho scelto mia moglie, fra le tante. E qui a Genova c'erano appena due squadre...
    PAOLO MANTOVANI

  10. #10

    Predefinito RE: PAOLO MANTOVANI

    PAOLO SEMPRE CON NOI
    ... quando vedrò la Luce Tua brillare ancora, mi brucia la gola cantando per Te...

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