Dal momento che a Genova c’è qualcuno che si diverte a giocare con le citazioni, per una volta apro anche io un mio pezzo con una frase di un altro scrittore: “Quando ti vien voglia di criticare qualcuno, ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i vantaggi che hai avuto tu”…Francis Scott Fitzgerald. Proprio lo stesso romanziere che ho ritrovato stamattina sbattuto in prima pagina sul Secolo XIX ed usato, suo malgrado, ovviamente, per attaccare l’Unione Calcio Sampdoria. Chissà se il signor Giampiero Timossi, iniziando il suo pezzo con quel “Mica è sempre tenera è la notte”, dall’alto della sua notoria imparzialità che la professione che esercita imporrebbe, sia stato davvero consapevole che avrebbe potuto esserci qualcuno in grado di leggere fra le righe al curaro il messaggio che lui davvero voleva mandare…
Perché il messaggio è veramente molto chiaro: fra paventati (o agognati?) strappi interni alla Sampdoria, fra chiari riferimenti a strette di mano con dubbi personaggi, fra malcelate speranze di svolte autoritarie dello “squalo” dell’imprenditoria in Società, c’è un limen che viene varcato e che chi non conosce Fitzgerald non può di certo cogliere. Rosemary Hoyt era il simbolo della tenerezza della notte, stellina del cinema “ancora coperta di rugiada”, ma tutto quello che le stava attorno era tutt’altro che fulgido, perché “mica sempre è tenera la notte”: il mondo che la circondava era sciatto, riprovevole e spesso popolaresco. E’ palese sin dall’inizio dell’articolo apparso questa mattina in prima pagina (!!!) sul Secolo XIX, a firma del signor Timossi, che esso rappresenti uno sfortunatissimo tentativo di destabilizzare l’ambiente Sampdoriano alla vigilia della partita più importante dell’anno ed è in questi termini che è stato scritto il resto del pezzo.
La citazione dell’ “obiettivo che fa storia”, oltre che sciocco, è palesemente fuorviante. L’Unione Calcio Sampdoria è dal lontano 1946 che scrive la storia sportiva di Genova, al contrario di quanto fatto dalla “gloriosa” squadra di lontanissime origini britanniche che il signor redattore capo dello sport del Secolo XIX ha sempre pubblicamente sostenuto, nonostante l’etica deontologica gli imponesse il dovere dell’imparzialità, oltre che il riferimento dei fatti e non delle leggende metropolitane. Fa vomitare pensare ad un giornalista di professione che, invece, concepisca un’etica aristotelica: un’etica per la quale l’azione che viene posta in essere sia un modo per raggiungere un fine conosciuto e conoscibile, un fine proprio e non della collettività, dove la professione viene svolta secondo un proprio desiderio, che è quello di tutelare un bene proprio e non di un’intera città.
Il raggiungimento del piazzamento in Champions League da parte della Sampdoria non sarà comunque un “obiettivo che fa storia”: perché la Società blucerchiata ha già partecipato alla Coppa dei Campioni, arrivando sino alla finale (addirittura!!!), proprio nell’anno in cui la versione League a gironi veniva introdotta. E la citazione di Francis Scott Fitzgerald, caro signor Timossi, è un’autorete clamorosa: al di là della pronta (e splendida) reazione di Corte Lambruschini, per chi conosce un po’ il romanzo “Tender is the night” è evidente che il romanziere persegua con quelle righe un fine ben preciso: mettere a nudo l’insuccesso dell’aspirazione e dell’ambizione.
E’ questo – e io ne sono certo, Timossi – il fine che lei si poneva, con le righe apparse in prima pagina sul Secolo stamattina. Il fine di frustrare la legittima aspirazione dei Tifosi Sampdoriani e di falciare la scomoda (per lei e i suoi compagni di merende) ambizione dell’Unione Calcio Sampdoria.
L’unico fallimento, signor Timossi, è il suo: da quando è tornato a Genova, si è impegnato esclusivamente a cercare di alzare i toni, forse addirittura nella speranza che qualcuno venisse a darle quattro meritati schiaffi, di modo che lei potesse dire: “Ecco, avete visto?!”, un po’ nello stesso modo in cui hanno fatto i suoi compagni di merende nel prepartita del derby all’incrocio fra Corso De Stefanis e Via Tortosa. Forse lei era consapevole, mentre ieri sera scriveva, del fatto che Tender is the night fosse il peggior romanzo di Fitzgerald, nonché l’ultimo che scrisse da vivo.
Lei spera che questa mia ultima frase sia una minaccia, vero? Ma non lo è perché noi Sampdoriani siamo diverso: non auguriamo la morte a nessuno, nemmeno sportiva, non auguriamo deportazioni con il trenino di Scarpino, non speriamo in pulizie etniche negli altoforni.
Noi non vi guardiamo neanche, siete feccia per noi, lo siete da 64 anni: ma questa volta lei, signor Timossi, ha passato il segno, una volta per tutte: di conseguenza, invece, che venirla a cercare, darle una sberla o minacciarla, ci limiteremo a fare la cosa che le farà più male in assoluto: domenica in 35.000 spingeremo uniti e compatti la Sampdoria in Champions League, poi ci riverseremo per le strade di Genova e festeggeremo sino a notte fonda. Magari verremo a Piccapietra, ma a far festa alla faccia sua e di tutti quelli come lei, impegnati a cercare il male per gli altri, prima che il bene per sé stessi.
E lunedì sarà un altro giorno e forse un’altra storia. Per noi. Ma per lei? La stessa vita, la stessa storia: un’imperiosa mediocrità.
MATTEO ASQUASCIATI


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